E’ stato stupro… ma la pena non è commisurata al fatto


22 maggio 2021

Si è chiuso ieri il processo a carico dei due ex militanti di CasaPound che nella notte tra l’11 ed il 12 aprile del 2019, all’interno di un locale di Viterbo, hanno stuprato una ragazza del nostro territorio. Non paghi della violenza che stavano mettendo in atto, i due stupratori avevano girato alcuni video col proprio cellulare, poi inviati in una chat con altri amici: immagini definite ‘agghiaccianti’ dagli stessi inquirenti che hanno dovuto visionarle.

Quella ragazza, infatti, che versava in uno stato di semicoscienza, era completamente alla mercè dei due uomini: picchiata, umiliata, insultata, ripetutamente violentata e filmata per ore.  

Nonostante le evidenze, nonostante le conseguenze – presenti e future – delle violenze subite, nonostante la sua parola, anche in questa circostanza abbiamo assistito alla rappresentazione di un copione purtroppo già noto: ripetuti tentativi di difesa degli stupratori volti a ribaltare i piani della responsabilità, perversioni del termine “consenso”, meschini attentati alla credibilità di quella ragazza, artifici difensivi – propiziati anche in sede processuale – basati su stereotipi e pregiudizi culturali, che si configurano piuttosto come vere e proprie forme di vittimizzazione secondaria, figlie della terribile visione maschilista e patriarcale che ci riguarda tutte.

Anche se certamente la pena inflitta agli stupratori non risulta affatto commisurata al danno perpetrato, la conferma della loro condanna ci appare come un flebile ma positivo segnale.

Come associazione che da sempre opera al fianco delle donne e nella prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne, siamo vicine a quella ragazza e ribadiamo l’urgenza di un cambiamento culturale per il quale, nei tribunali così come nella società, le donne non debbano più trovarsi nella condizione di subire violenza, diretta e secondaria da parte delle istituzioni.